Banche, sì alla commissione d'inchiesta

Banche, sì alla commissione d'inchiesta


di Roberta Amoruso

Roma. Finora era stata più un pallino delle opposizioni. Nonostante la benedizione a fine 2015 dell'ex premier Matteo Renzi. A questo punto però la Commissione d'inchiesta sui crac delle banche s'ha da fare per il Pd. E si deve fare anche in fretta, dopo aver licenziato il decreto salva-risparmio, dal 31 gennaio in poi, stando all'accelerazione annunciata ieri. L'assemblea di Montecitorio ha approvato, con una serie di votazioni bipartisan, le mozioni di maggioranza e opposizione che impegnano la Camera a istituire la Commissione.

Sarà anche un modo per giocare d'anticipo, come sostengono le opposizioni, in un momento che non permette altri rinvii, data la situazione. Forse lo è. Ma ora l'appoggio ufficiale c'è. Non solo. Per il Partito democratico del premier Paolo Gentiloni (si dice anche grazie al pressing di Renzi) si deve fare chiarezza su tutte le crisi bancarie con conti salati per i risparmiatori, le altre banche o lo Stato. E si devono accertare fino in fondo tutte le responsabilità degli amministratori, ma anche degli enti di controllo e di vigilanza. La terza missione della Commissione sarà invece puntare il dito sui debitori insolventi e colpevoli. Infine, c'è l'impegno del governo a promuovere la diffusione dell'educazione finanziaria. Un punto «molto apprezzato» da Maurizio Bernardo, presidente della Commissione Finanze della Camera.

La conferma che con il salvataggio pubblico il clima è davvero cambiato. Si capisce anche dalla convergenza di un po' tutti verso la proposta del presidente dell'Abi, Antonio Patuelli. Perché, sembrano proprio tutti d'accordo: la possibilità di pubblicare i nomi dei principali debitori insolventi di Mps e di tutte le banche che fossero oggetto di un salvataggio finirà in un emendamento al decreto salva-risparmio da ieri all'esame del Senato. E dunque quando ci sarà anche il grimaldello giuridico per alzare il velo sui debitori colpevoli, sarà già metà lavoro fatto anche per la Commissione d'inchiesta. Per il resto, si sa, è mestiere delle Procure.
Lo spirito, ha spiegato il presidente della Commissione Finanze del Senato, Mauro Maria Marino, è mettere dei puntelli a un sistema bancario sostanzialmente solido, con provvedimenti che «non siano frutto della contingenza» ma di una logica precisa. Quale? «L'obiettivo è ridurre alcuni elementi di criticità del settore, aumentare la trasparenza ed evitare forme di contagio». Insomma, la norma Patuelli va fatta, ma deve essere tale da non creare altre storture. Per il resto, aggiunge Marino, «si tratta anche di individuare i corretti sistemi di vigilanza per prevenire certe situazioni».

Intanto i tempi indicati dall'Ufficio di presidenza dicono che la commissione Finanze del Senato inizierà il 31 gennaio l'esame dei ddl per istituire la commissione bicamerale sulle banche. «Puntiamo a presentare un testo unico», puntualizza Marino. Al momento i ddl presentati già a fine 2015 in commissione sono 13, non solo su Mps.
La richiesta di una commissione d'inchiesta era stata finora sostenuta solo da Forza Italia (a palazzo Madama) e M5S (a Montecitorio). Ora la mossa del Pd punta a facilitare una convergenza verso un documento condiviso.

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