Il Fisco: basta vessazioni
​lotta solo ai grandi evasori

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di Cinzia Peluso

Non si ferma la rivoluzione degli ammortizzatori sociali. Dall'anno prossimo scompare l'indennità di mobilità. La novità trascinerà gli incentivi alle assunzioni per gli iscritti nelle liste di mobilità. Anche questi sgravi verranno cancellati. E la Uil ha calcolato che, a rischio ci sono 185mila lavoratori. La quota maggiore sarà quella dei residenti nelle Regioni del Nord, ben 104mila. 37 mila i lavoratori interessati nelle Regioni del Centro. Mentre al Sud 44mila saranno coinvolti nella perdita degli sgravi contributivi per le imprese.

Certo, la svolta impressa dalla riforma Fornero e dal Jobs act farà soffrire di più il Mezzogiorno. Anche perché proprio quest'area aveva potuto godere dei benefici maggiori con una durata della mobilità fino a sette anni per i lavoratori anziani, la cosiddetta mobilità lunga verso la pensione. Deroghe ci potranno ancora essere, ma saranno limitatissime. Riguarderanno, infatti, solo piccoli territori, circoscritti, come le aree di crisi complessa. Ma la situazione sarà particolarmente pesante in alcune regioni, come la Sicilia, dove pur essendoci due aree di crisi, Gela e Termini Imerese che beneficiano delle deroghe, sono moltissimi i lavoratori rimasti scoperti a causa dell'estensione della crisi produttiva, che riguarda un territorio ben più ampio. C'è poi la Campania, che non avendo alcuna area di crisi complessa non può trarne vantaggio. La Regione, però, impegnando risorse proprie, recentemente ha cercato di far fronte ad una situazione preoccupante con un piano originale e articolato, che supera il vincolo territoriale. «Grazie ad un'intesa con i sindacati e il mondo produttivo abbiamo integrato l'accordo quadro sui criteri per l'accesso agli ammortizzatori sociali in deroga disciplinandone l'utilizzo dal 5 al 50%, che sana le criticità causate dalla precedente amministrazione», sottolinea l'assessore al Lavoro, Sonia Palmeri.

A Palazzo Santa Lucia si fa notare anche come la Regione paghi dazio al precedente esecutivo per non aver istituito sul territorio regionale nessuna area di crisi complessa. Quindi, l'addio alla mobilità fa scattare un nuovo allarme in Campania. «Ci troviamo di fronte ad una situazione disastrosa. È chiaro che le politiche passive vanno allontanate ma bisogna rafforzare contemporaneamente le politiche attive», denuncia la Palmeri. E le cifre lo dimostrano. Nel 2016 sono stati 7.059 i lavoratori a perdere l'indennità di mobilità. E per 906 addetti, sempre l'anno scorso, è scaduta la mobilità in deroga.

La mobilità era stata istituita un quarto di secolo fa per i lavoratori che avevano subito il licenziamento collettivo. A coloro che l'anno prossimo verranno espulsi dal mondo del lavoro non verrà più lanciato questo salvagente, che era stato creato per i lavoratori licenziati da imprese industriali con più di 15 dipendenti, o da aziende commerciali con più di 50 dipendenti. Il blocco scatterà da gennaio 2017, mentre chi è stato messo in mobilità quest'anno potrà continuare a riscuotere l'indennità.

Dal 2017, quindi, per chi perderà il posto si potrà aprire solo l'ombrello della Naspi, uguale per tutti. Cosa ben diversa dalla mobilità ordinaria, che prevedeva incentivi maggiori in base all'età e alla residenza nel Mezzogiorno. Fino alla fine del 2014, infatti, il lavoratore del Sud con più di 50 anni licenziato poteva ottenere fino a 48 mesi di indennità di mobilità. La normativa più recente che riguarda il 2016 ha invece stabilito che il sussidio duri 12 mesi per chi ha meno di 40 anni, 18 mesi per chi ha tra i 40 e i 49 anni e risiede nel Mezzogiorno e anche per chi supera i 50 anni e risiede al Nord. Infine, sono previsti 24 mesi d'indennità se si hanno più di 50 anni e si risiede al Sud. Di qui la denuncia del sindacato guidato da Carmelo Barbagallo. I risparmi per lo Stato saranno a regime di oltre 2,5 miliardi di euro, si fa notare, e a questi si aggiungeranno le minori spese per il cadere degli incentivi alle assunzioni. Ma per i lavoratori sarà ancora più difficile trovare un posto nel mondo del lavoro.

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