Avitabile vince il Premio Ubu


di Federico Vacalebre

Ai premi Tenco vinti finora, Enzo Avitabile aggiunge un altro prestigioso riconoscimento, l’Ubu, il più importante alloro teatrale italiano fondato nel 1978 da Franco Quadri, portato a casa per il progetto sonoro/colonna sonora del «Vangelo» di Pippo Delbono, in questi giorni in scena al Teatro du Roind Point di Parigi. «È forte essere qui nel cuore “borghese” di Parigi con uno spettacolo che parla di questi tempi», racconta il drammaturgo, fiero che in sala sugli Champs Èlysées stiano iniziando ad arrivare anche gruppi di rifugiati, «perché parliamo di loro, della paura verso di loro, della menzogna, delle finte morali, della rivoluzioni finite, dell’amore... “Solo la verita ci renderà liberi, diceva quel Cristo ribelle” dico a un certo punto nello spettacolo, che ha nella musica di Enzo un punto di forza straordinario».

Avitabile è felicissimo per il premio, ma ancor più perché lo spettacolo dovrebbe arrivare a Napoli al Bellini, in una produzione del San Carlo: «Con Pippo c’è qualcosa di più di una collaborazione, lui sente sua la mia musica, io sento mio il suo teatro non teatro, la sua danza non danza, il suo progetto di demolizione e ristrutturazione del linguaggio scenico», racconta. «Lo spettacolo era nato a Zagabria con l’orchestra, il coro, i danzatori e gli attori del Teatro Nazionale Croato insieme agli attori della compagnia di Pippo e si nutriva, oltre che dei miei spartiti, delle memorie degli attori che hanno attraversato una delle guerre più feroci della storia contemporanea». «Con Dalbono», continua Enzo, «abbiamo lavorato insieme, e in perfetta sintonia, già in altre occasioni. Da “Orchidee” a “Bestemmie d’amore” sino a “Sangue”, il film in cui ha filmato con una telecamerina digitale la morte della madre. Per il suo “Vangelo”, naturalmente apocrifo, naturalmente contro, naturalmente trasformato da finzione in realtà dall’irruzione di Bobò sul palco, ho scritto musiche per orchestra e coro polifonico, usando il latino ed il napoletano, attingendo anche al repertorio da nuova canzone verace da camera che ho sperimentato costruendo un disco per me importante come “Napoletana”».

«Delbono è un punto di luce e uno squarcio di luce nel buio che spesso avvolge un messaggio religioso che pure mi è caro», continua il sassofonista, «è questo suo tentativo di liberare il verbo del Vangelo, di restituirlo al suo essere canto di amore, vita, libertà, e non il suo esatto contrario, ovvero messaggio di colpa, di peccato, di senso di morte». Qualcuno, nell’ascoltare la partitura scritta per l’opera ha chiamato in ballo i Led Zeppelin di «Stairway to heaven», ma anche Schumann e il «Don Giovanni»: «Nella mia musica, come in tutte le musiche, non solo quelle applicate, i riferimenti sono mille, e non sempre coscienti. Di sicuro, nel mestiere di compositore che da qualche anno frequento accanto a quello di autore di canzoni, si stratificano echi di mille ascolti, di mille esperienze, di mille mondi. Proprio come succede nella scrittura dei Vangeli, proprio come fa Pippo quando decide di portare in scena un’emozione, magari domandandosi come l’avrebbe fatto al suo posto un suo punto di riferimento.


(foto di Chiara Ferrin)

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